I progetti di agrivoltaico e fotovoltaico nel territorio comunale di Sassari (fonte MASE).
La gran parte dei terreni è pianeggiante e irrigabile. Si tratta di terreni ex Etfas.
La Provincia di Sassari
I Comuni contrari, accondiscendenti e quelli ancora indenni
Presentazione del Comitato di Torres

Presentazione del Comitato di Torres

Il Comitadu de Turres - pro s'amparu de logu intende vigilare e opporsi a speculatori e predatori che operano sul territorio sardo, per difendere e tutelare i suoi ecosistemi e le comunità che lo vivono.

La nostra organizzazione è di tipo assembleare dove ogni partecipante, secondo la propria vocazione e sensibilità, contribuisce alle nostre attività e al nostro percorso.

Assemblee popolari, controinformazione, manifestazioni, arte, socialità e, se necessario, disobbedienza civile sono gli strumenti che utilizziamo per opporci ad azioni opportunistiche che mettono al centro solo esigenze e necessità umane.

Attualmente è l' assalto speculativo mascherato da “transizione energetica” ad essere tra le priorità del nostro impegno di studio, di riflessione e d’azione. Un impegno che ha l’obbiettivo di influenzare le decisioni di chi governa e chi consuma, per garantire il Bene Comune e una gestione del consumo energetico nel rispetto del territorio e dei suoi ecosistemi.

Più che una “transizione energetica” promuoviamo una “Rivoluzione ecologica” ad interesse delle comunità locali protagoniste del processo e dei momenti decisionali. Pretendiamo una produzione e gestione dell’energia a livello comunitario che sia in armonia e di supporto alle nostre peculiarità ambientali, culturali, economiche, paesaggistiche e sociali e non a vantaggio di signori dell'energia e dei loro vassalli; che non punti solo al completo abbandono delle fonti di energia fossile ma che abbia come principale obbiettivo il superamento di un modello di sviluppo consumista ed estrattivista, principale imputato dei disastri ecologici e sociali.

Il Comitato si impegna a promuovere il modello delle comunità energetiche e dell’autoconsumo con l’obiettivo di diffondere la cultura della partecipazione attiva, della condivisione e della sostenibilità.

Vogliamo che la nuova coscienza ecologista diventi un'occasione per la Sardegna e il popolo che la abita, evitando di trasformare questo momento storico nell’ennesima industrializzazione forzata della nostra storia portandoci a sacrificare ulteriori porzioni di un territorio già pesantemente aggredito da occupazione militare e modelli industriali imposti e calati dall'alto, ad ennesima conferma della gestione coloniale della terra sarda da parte dello stato italiano e del sistema capitalista.

QUALCHE DATO:

- Richieste di allaccio a TERNA in tutta la Sardegna superiori a 57Gw, energia utile al consumo di 50 milioni di persone.

- Più di 80 progetti presentati nel territorio della Nurra in fase di valutazione ambientale, per un totale di produzione energetica pari a 4,7Gw (6,2 Gw è la quota assegnata all’INTERA Sardegna entro il 2030, in spregio alla delega di cui all'art.5 della legge 53/2021, il Governo Italiano, con DM 21/06/2024, ha ripartito tra le regioni gli 80Gw assegnati all'Italia, senza aver reso noti i criteri di ripartizione)

- La Sardegna produce già 12,5Gw di energia il cui 40% viene esportata.

- Pale eoliche alte tra i 150 e i 300 metri che necessitano di un basamento di 1.300 metri cubi di calcestruzzo.

- Se tutti i progetti di fotovoltaico venissero approvati, occuperebbero 67.000 ettari di terreni agricoli produttivi.

- Le aziende che presentano i progetti hanno sedi legali fuori dalla Sardegna, nessun dipendente e capitali sociali di poche migliaia di euro. Solo a seguito di approvazione venderanno i progetti alle multinazionali dell'energia.

- Alcuni progetti sono presentati da aziende come ENI o EP PRODUZIONE (Centrale a carbone di Fiumesanto) permettendo a chi ci ha avvelenato fino ad ora di continuare a lucrare vendendoci la “medicina” al veleno somministrato per anni.

- La Sardegna importa l’80% del cibo che consuma. Non possiamo permetterci di sacrificare suolo utile ad una politica agroalimentare sarda.

I NOSTRI DUBBI:

- Perché dovremmo sacrificare territorio sardo per l’interesse delle multinazionali dell’energia che ci rivenderebbero il sole e il vento in bollette salatissime?

- Chi ci garantisce che queste aziende non abbandoneranno gli impianti alla fine del loro ciclo vitale di 20/30 anni, scaricando i costi di smaltimento sulle comunità locali?

- Perché produrre una mole di energia così grande che, anche costruendo il Tyrrhenian Link (capacità 1Gw) non sarebbe possibile da esportare? Può essere questo un segnale del fatto che queste aziende vogliano solo accaparrarsi gli incentivi dedicati?

COSA PRETENDIAMO:

- STOP immediato a tutte le autorizzazioni e la messa in opera dei progetti in attesa di un celere Piano Energetico Regionale.

- Una transizione ecologica a interesse del Popolo Sardo, come occasione di progresso e sviluppo che restituisca potere decisionale alla Regione Autonoma della Sardegna.

- Coinvolgimento dei comitati e delle comunità locali nella pianificazione della produzione e localizzazione delle superfici utili all’installazione degli impianti (tetti, capannoni ecc).

- Una Agenzia Sarda dell’Energia.

- Diffusione della cultura delle Comunità Energetiche e dell’Autoconsumo collettivo.

- Abbandono dell'attuale modello di sviluppo consumista ed estrattivista.

 

 

 

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